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critiche ed analisi psicologica di alcuni film ...
Tutto su mia madre
Tutto su mia madre
Quello che Almodovar propone è un film di particolare intensità incentrato
sul senso della maternità.
Manuela (Cecilia Roth), è una madre moderna che ha cresciuto da sola
il suo unico figlio Esteban (Eloy Azorin), scrittore in erba, per il
quale ha sacrificato molto. Fra i due c'è un legame profondo, dove l'uno
sembra vivere in funzione dell'altro.
La storia prenderà una brusca svolta con la morte di Esteban che segnerà
l'inizio del percorso di Manuela per dare un senso ad un dolore insopportabile.
Leggendo il diario di Esteban, Manuela si rende conto di quanto la privazione
della figura del padre abbia segnato l'animo del figlio. Decide così
di partire alla volta di Barcellona per inseguire un passato volutamente
dimenticato.
Da qui si dipana la parte centrale della storia e l'incontro con vari
personaggi femminili ognuno portatore di un preciso messaggio simbolico,
di un preciso modo di intendere la vita.
Il primo incontro è con Agrado (Antonia Sant Juan), una transessuale
generosa, quasi commovente nel suo modo di legarsi agli altri, un amante
degli addii, versatile e sempre presente nonchè dotata di quella praticità
e in parte disillusione che in genere si attribuisce a chi fa il lavoro
di strada. Un tempo Manuela, Agrado e Lola /Esteban (Toni Cantó), ex
marito di Manuela, erano un terzetto inseparabile, in seguito Manuela,
scopertasi incinta, fuggì a Madrid senza dir niente a nessuno.
Tornata a Barcellona Manuela avrà modo di conoscere Huma (Marisa Paredes),
famosa e talentuosa attrice da lei ritenuta in qualche modo responsabile
della morte del figlio.
Huma sembra essere un'altra delle donne idealizzate da Almodovar, la
vittima paziente di una passione fuori controllo destinata perciò alla
sofferenza.
Ultimo personaggio principale è Rosa (Penélope Cruz ) , suora con la
vocazione di aiutare gli altri ma incapace di badare a se stessa, disarmante
nella sua purezza ed ingenuità.
Quello che sembra distinguere le donne di questo film, protagoniste
quasi assolute, è un carattere consapevole delle avversità e capace
di affrontarle, sono figure perfette, profondamente legate ai loro affetti.
Forse quel che può riassumere l'essenza di queste donne è il commovente
discorso di Agrado, che termina affermando: “…una (donna) é più autentica
quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stessa.”
Ringrazio Alessio Gadaleta, Maria Gabriella Mollica, Chiara Borgia
per la collaborazione nella stesura di questa recensione e per i loro
brillanti spunti di discussione.

