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In questa sezione
critiche ed analisi psicologica di alcuni film ...
Transamerica
Transamerica di Dunker Tucker, è la commovente storia di Stanley/Bree (Felicity Huffman), elegante e colta transessuale, che, ad una settimana dalla tanto desiderata e agoniata operazione di riattribuzione chirurgica del sesso, si trova a dover fare i conti con il suo indesiderato passato da uomo eterosessuale, incarnato nella figura dallo sbandato figlio Toby (Kevin Zegers) della cui conoscenza era all'oscuro e della quale, almeno in un primo momento, avrebbe fatto volentieri a meno. Costretta dalla propria psicoterapeuta Margaret (Elizabeth Peña) a non escludere questa importante parte della sua vita, pena la perdita dell'autorizzazione all'intervento, Bree parte per New York, dove il figlio è recluso per detenzione di droga e furto.
Toby è un ragazzo, con un vissuto molto duro, una madre suicida, un patrigno sessualmente abusante, prostituzione e droghe, eppure, anche se riluttante, sembra bisognoso di una figura di riferimento, che gli dia la solidità e l'affetto che gli sono mancati. Avvolto in una sessualità controversa, Toby, afferma di essere eterosessuale, eppure ha imparato a guadagnarsi qualche dollaro prostituendosi con uomini, e si trova a suo agio in ambienti transessuali. Nel corso del film proverà a sedurre Bree in un paio di occasioni prima e dopo aver scoperto il suo sesso cromosomico.
Con Toby, Bree parte in un lungo viaggio per trovargli una sistemazione e tornare a Los Angeles in tempo per l'intervento di riattribuzione chirurgica del sesso, il viaggio si dimostrerà molto più arduo del previsto, e metterà spesso la protagonista di fronte alle problematiche e alle insicurezze che comporta la vita da transessuale.
Fra crisi di pianto al telefono con la terapeuta ed incidenti di percorso imprevedibili, Bree sembra riuscire ad accettare il proprio passato come Stanley ed in particolare il proprio figlio, per il quale si dimostra essere proprio la figura di riferimento di cui lui aveva bisogno.
Fondamentale momento del viaggio è l'incontro coi genitori di Bree, una madre (Fionnula Manon Flanagan) che non ha ancora superato il dolore per avere un figlio diverso da come lo si era immaginato, un padre (Burt Young) buono ma troppo passivo ed una sorella che sembra non essersela passata molto meglio di lei.
La presentazione di Toby diventa occasione di riavvicinamento a quell'ambiente familiare che si era escluso dalla propria vita insieme alla mascolinità.
In particolare il momento traumatico in cui Toby scopre che Bree, di cui si era infatuato, è in realtà suo padre, e la dura delusione e distacco che ne derivano porteranno la madre di Bree ad immedesimarsi nel dolore materno, e a rispettare finalmente il proprio figlio come persona. Sarà la psicoterapeuta Margaret, figura di sostegno irrinunciabile, forse unica, nel cammino di Bree, ad aiutarla a riscoprirsi non come una neodonna dal passato rimosso e rifiutato ma come persona, legata alle proprie sofferenze, scelte e affetti.
Ringrazio Alessio Gadaleta, Lucia De Rosa, Antonella Sciancalepore, Chiara Borgia e Maria Gabriella Mollica per la collaborazione nella stesura di questa recensione e per i loro brillanti spunti di discussione.
