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critiche ed analisi psicologica di alcuni film ...
Prendimi l'anima
Il film di Roberto Faenza, tratta la storia di Sabina Spielrein (Emilia Fox) attraverso la narrazione di Marie, una studentessa francese (Caroline Ducey) e di Richard uno storico (Craig Ferguson) che ritrovano il suo diario personale.
Sabina è stato un personaggio per lungo tempo sottovalutato e solo recentemente è stata considerata una figura estremamente rilevante per la sua storia personale e professionale nell’ambito psicoanalitico.
Il film inizia con il ricovero della protagonista in un ospedale psichiatrico di Zurigo in seguito ad una diagnosi di isteria, qui verrà presa in carico dal Dottor Carl Gustav Jung (Iain Glen) che, abbandonando le violente pratiche dell’epoca adotterà con lei una nuova terapia basata sul dialogo, una terapia appresa dal suo maestro Sigmund Freud. Tra paziente ed analista si instaura un profondo legame; Jung sembra essere l’unico a comprendere il disperato bisogno di libertà di Sabina che in una società incapace di accettarlo trova unico sfogo nella follia.
Sabina, vittima di un padre violento dal quale non ha mai ricevuto affetto, si sente amata e compresa per la prima volta trasforma questi suoi vissuti in una passione travolgente che investirà completamente il suo psicanalista. La protagonista desidera vivere l’amore in modo totale e libero e possedere completamente il suo compagno, Jung però è sposato con Emma (Jane Alexander) una donna estremamente ancorata ai dettami dell’epoca. Sebbene Emma intuisca la natura della relazione tra Jung e Sabina sembra ignorarla facendo finta di niente. Solo in una scena, quando Jung sconvolto dalla sua passione per Sabina cerca di distruggere una statua che aveva scolpito, Emma accenna un pianto. E’ una figura diametralmente opposta a Sabina che al contrario, si lascia prendere completamente dalle sue emozioni e se ne infischia di infrangere il costume ed il pensiero della società benpensante.
Dopo la laurea in medicina e la specializzazione in psichiatria, Sabina torna in Russia per condividere con il suo popolo il desiderio di risorgere dallo Zarismo. Fonda l’Asilo Bianco in cui insegna ai bambini con metodi educativi rivoluzionari e basati sulla psicanalisi, a divenire uomini dal libero pensiero. L'Asilo Bianco è la realizzazione estrema di ciò che per Sabina è vitale: l'amore e la libertà.
La protagonista muore uccisa dai nazisti nella sinagoga di Rostov, luogo dove nasconde il suo diario donando ai posteri la possibilità di ripercorrere attraverso quelle pagine, una storia di liberazione e di passione. Fino alla fine dei suoi giorni Sabina mantiene il suo rapporto con Jung attraverso una fitta corrispondenza ma ciò che sembra unirli più che le lettere è un intenso legame mentale quasi telepatico, che a differenza di quello fisico, non si è mai spezzato.

