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critiche ed analisi psicologica di alcuni film ...
Le particelle elementari
Il film “Le particelle elementari" di Oskar Roehler, é la storia di Michael (Christian Ulmen) e Bruno ( Moritz Bleibtreu, meritatissimo Orso d'Argento 2006 come miglior attore per questa interpretazione), due fratellastri da parte di madre: Jane (Nina Hoss), una madre scellerata e seducente, la quale li abbandona durante la prima infanzia alle cure dei nonni, per inseguire il sogno di una vita di libertà e disimpegno in India: una vita da hippie in cui anche la nascita di due figli è una scelta reversibile.
Le storie di vita di Michael e Bruno portano i due personaggi ad elaborare e a reagire a questa separazione in maniera diametralmente opposta, eppure sorprendentemente complementare: l'uno, Bruno, professore di lettere, diventa un uomo carnale, vittima della sua sessualità impulsiva ed irrefrenabile, terrorizzato dal rifiuto e dalla possibilità di sperimentare di nuovo l'abbandono, il quale adotta uno stile oppositivo al modello materno sviluppando un profondo razzismo verso il diverso e in particolare nei confronti degli stili di vita alternativi; una sorta di idiosincrasia più che un sentimento razzista vero e proprio. Michael, invece, è un ricercatore genetico, brillante, che adotta uno stile di negazione totale allo stile di vita libertino della madre che lo rende incapace ad affrontare ogni genere di contatto e relazione con il prossimo in generale e con le donne in particolare, al punto di ostracizzare il sesso dalla sua vita e da dedicare il suo acume geniale alla realizzazione del progetto della riproduzione umana asessuata.
Se Bruno vive la vita e le passioni in maniera viscerale e disperata, Michael tende a razionalizzare e ad intellettualizzare ogni aspetto della sua esistenza; persino l'abbandono della madre, quasi come se la razionalizzazione fosse l'unico strumento di conoscenza della realtà a non creargli disagio: le uniche lenti con cui riesce a leggere il mondo senza sentirsi destabilizzato. I due fratellastri si pongono come il versante apollineo e dionisiaco di una stessa identità di nietzschiana memoria.
Un altro tema centrale nel film è l'ambivalenza, che costituisce la sostanza del personaggio di Jane e che accomuna anche i due fratelli, infatti Bruno troverà l' amore in Christiane (Martina Gedeck), una ex hippie, conosciuta in un campo nudista e spirituale; Michael scoprirà la dimensione erotica e sessuale solo dopo aver rincontrato il mai dimenticato amore della sua infanzia: Annabelle (Franka Potente). L'ambivalenza diventa evidente quando nella storia dei due protagonisti fa la sua comparsa l'amore, l'amore che li chiamerà ancora una volta alla prova e che aggiungerà un'ulteriore sfumatura di drammaticità alle loro vite.
"Le particelle elementari" racconta una storia di umanità estreme che anche quando sembrano tendere verso un'insperata serenità, vengono bruscamente richiamate al quadro di tragicità che caratterizza le loro vite.
Ringrazio Roberto Roselli, Raffaella Alvarez, Maria Gabriella Mollica e Alessio Gadaleta per la collaborazione nella stesura di questa recensione e per i loro brillanti spunti di discussione.

