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critiche ed analisi psicologica di alcuni film ...
20 centimetri
20 centimetri
Marieta (Mónica Cervera), transessuale/prostituta modestamente acculturata, vive a Madrid, in un quartiere malfamato e povero, dove però sono molto forti sentimenti di condivisione e solidarietà. Qui vive in un umile appartamento insieme al nano Tomás (Miguel O' Dogherty), impegnato nella struggente impresa di imparare a suonare un violoncello, strumento esageratamente sproporzionato rispetto alle sue possibilità. Ad essere fuori misura non è però solo il violoncello. Marieta, infatti, è dotata di un pene di ben 20 cm, che, nonostante abbia fatto la sua fortuna tra i marciapiedi di Madrid, rappresenta per la protagonista qualcosa di orripilante. Marieta è, infatti, intenzionata ad eliminarlo definitivamente quando avrà racimolato il gruzzoletto sufficiente per operarsi. Nel frattempo Marieta continua a prostituirsi. Insieme a lei, lungo i marciapiedi della capitale spagnola, una prostituta gravida travestita da Coniglietta e una Trans operata (Rossy De Palma), sua carissima amica. Di giorno, invece, Marieta trascorre il suo tempo al mercato, nel cortile interno del suo palazzo ascoltando le offese gratuite e reciproche dei condomini, oppure va al piano di sopra, dove abita Berta (Concha Galán) una sua cara amica brasiliana dalle forme abbondanti, madre di un bambino nero, che spesso viene affidato a Marieta, durante le sue lunghe assenze. Le due condividono il forte desiderio per un cambiamento nella loro vita, l’amica sogna di ritornare in Brasile, Marieta di diventare donna a tutti gli effetti. Questa mediocre esistenza è resa tollerabile dalle frequenti cadute della protagonista, che, affetta da una grave forma di narcolessia, spesso e volentieri sviene, e durante il coma, sogna una vita completamente diversa, dove lei è una vera donna e dove si esibisce in coloratissimi balletti indossando vezzosissimi abiti. È grazie ad uno di questi svenimenti che Marieta finalmente ottiene le attenzioni di uno scaricatore dal fisico irresistibile (Pablo Puyol) che più di una volta aveva provato a sedurre al mercato. Questi, sempliciotto e poco acculturato, intraprenderà una relazione amorosa con Marieta e ne apprezzerà i 20 cm. In realtà lo scaricatore ottiene un doppio vantaggio da questa relazione: ufficialmente frequenta una donna, molto femminile e di bella presenza, nell’intimità però, soddisfa i suoi, forse fino ad allora poco espressi, desideri omosessuali. Se però questa situazione risulta molto comoda a lui, lo stesso non è per Marieta, che se inizialmente rischia tutto, persino l’unico posto di lavoro trovato tramite l’ufficio di collocamento, per ottenere il suo amore, in un secondo momento rinuncia al suo amore frapponendo tra lei e lui proprio quei dolorosi 20 cm. Marieta si ritrova di fronte una serie di opportunità che rappresentano delle ottime soluzioni alla complessità della sua esistenza. Se la più scontata tra queste è operarsi, un’altra è rappresentata dalla possibilità di mantenere quei 20 cm in più ed impiegarli nella relazione con lo scaricatore, la cui famiglia, la ha per altro già accolta e senza particolari problemi, inoltre tale relazione è per lei, e per lui, fonte di soddisfacimento sessuale. Ha, infine, la possibilità di partire insieme alla amica per il Brasile e ricominciare lì tutto da capo. Marieta, però, vuole essere una vera donna e ad ogni costo, ne è testimonianza anche il suo fare materno col nano, il bambino e lo scaricatore. Marieta si opera. La sua rinascita come vera donna conclude un film che, come altri, si concentra sulla solo sulla fase di transizione e trascura, invece, l’aspetto più rilevante per chi si sottopone alla riattribuzione chirurgica del sesso, ovvero la quasi totale perdita di piacere sessuale durante i rapporti sessuali successivi all’operazione. Aspetto considerevole, soprattutto nel caso di Marieta, che, nonostante il forte ripudio per il suo sproporzionato membro sessuale, riesce comunque a trarne piacere e godimento sessuale.
Ringrazio Chiara Borgia, Raffaella Alvarez, Antonella Sciancalepore ed Alessio Gadaleta per la collaborazione nella stesura di questa recensione e per i loro brillanti spunti di discussione.

