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critiche ed analisi psicologica di alcuni film ...
Da Bateson alla Pet Therapy
La tendenza dell’uomo a servirsi di animali per gli scopi più disparati e a vivere a stretto contatto con essi è molto diffusa in tutte le culture e società. Zoologi e paleontologi fanno risalire il processo di addomesticamento a 12.000 anni fa. La testimonianza più antica della presenza di un cane è stata ritrovata in una cava dell’era paleolitica a Palegawra in Iraq. Dati certi sull’addomesticamento del cane sono stati trovati in regioni molto distanti tra loro: in Inghilterra (9.500 anni fa), in Russia (9.000 anni fa), in Australia (8.000 anni fa), in Cina (6.800 anni fa) e nel Missouri (5.500 anni fa). Sono stati rinvenuti cimiteri di cani a Natugian in Israele ( risalenti a 12.000 anni fa), nel Missouri (3.500 anni fa) e nella Carolina del Nord (1.000 anni fa). Se ne deduce che anche gli uomini delle caverne attribuivano un particolare significato al rapporto con il loro cane alla stregua dell’uomo moderno. L’addomesticamento del gatto invece, è molto più recente.
I resti degli scheletri di 17 gatti furono ritrovati in una tomba egiziana del 1.900 a. C. L’influenza ambientale unitamente all’intervento dell’uomo hanno permesso ad alcuni geni di prevalere su altri provocando modificazioni a livello fisiologico, morfologico e comportamentale di alcune specie animali che sono passate dallo stato selvatico a quello domestico. L’uomo primitivo addomesticava gli animali per cibarsene, per coprirsi, per la caccia, per la guardia e per allontanare altre specie non gradite. Inoltre, come diverse culture primitive utilizzavano meta-messaggi nei confronti dell’ambiente circostante attraverso animali-totem per spaventare eventuali nemici, l’uomo moderno dipinge nella letteratura, negli spettacoli e nei film per ragazzi come negativo il personaggio che maltratta un animale e come positivo quello che attua azioni gentili nei loro confronti.
Gregory Bateson (1976), nel suo libro “Verso un’ecologia della mente” denuncia la necessità di concepire l’uomo come facente parte di quell’insieme più ampio che è la società, inserito a sua volta nell’insieme ancora più vasto della natura. Tale macro-sistema è costituito da sotto-sistemi in relazione tra loro ed è dotato di un suo equilibrio dinamico autocorrettivo. Modificazioni ed interventi provocati da un elemento del sistema comportano cambiamenti proporzionali nell’intera struttura. Non è difficile intuire quale possa essere il danno provocato dall’uomo sulla natura e come questo ricada inevitabilmente sullo stesso. Comportamenti di tipo competitivo e finalistico secondo le modalità consumistiche dell’usa e getta non garantiscono indennità alla natura e mettono in pericolo la sopravvivenza dell’uomo. Tutti i sistemi sono costituiti da reti complesse e da sottosistemi omeostatici che tendono a mantenere un equilibrio che ne garantisca la sopravvivenza. L’effetto di piccole variazioni sarà annullato, o compensato, attraverso il processo dell’ adattamento, dalla modifica di altre variabili. E’ possibile ipotizzare che un sistema autocorrettivo ed autoconservativo, al sorgere di un elemento disturbante, potrà sviluppare una forza compensativa della medesima portata. Quello che ha fatto l’uomo fino ad oggi è stato di produrre cambiamenti esclusivamente esterni, adattando sistematicamente l’ambiente a se stesso. L’enorme potenza della tecnologia porta in sé il pericolo dell’intera distruzione del sistema, qualora gli uomini non provvedano ad attuare una decisiva inversione di rotta, favorendo cambiamenti che adattino se stessi all’ambiente.
Che cos’è la Pet Therapy?
La Pet Therapy è stata ridefinita negli ultimi decenni con il termine di Animal Assisted Activities and Therapy (AAA/T). Per attività assistita con animali si intendono attività ricreative o ludiche messe in atto durante lo svolgimento di un progetto che non prevede una raccolta dati e si limita ad interventi sporadici spesso sostenuti da volontari. Questo tipo di attività è rivolta all’immediato, a portare serenità ed allegria a persone affette da disabilità fisiche e psichiche che vivono lontano dagli affetti familiari. Per esempio andare in visita con il proprio cane presso una residenza socio-assistenziale per anziani. Il valore delle attività è considerevole perché essendo facilmente attuabili rispetto alle terapie riscontrano un numero di applicazioni maggiori anche nel nostro Paese. La “terapia” prevede invece un progetto di intervento dettagliato e mirato a un obiettivo, una raccolta dati ed una valutazione finale dei risultati raggiunti.
Tappe significative nella storia della Pet Therapy
- 1792 William Tuke in Inghilterra incoraggia i pazienti con disturbi mentali a prendersi cura di animali intuendone i benefici.
- 1867 Un istituto per pazienti epilettici in Germania inserisce cani, gatti ed altri animali nei suoi programmi terapeutici.
- 1875 Chessigne, un medico francese, prescrive l’equitazione a pazienti con problemi neurologici, ritenendola efficace per migliorare l’equilibrio e il controllo muscolare.
- 1942 Un ospedale di New York per feriti di guerra con traumi emozionali utilizza animali da compagnia e d’allevamento per “normalizzare” lo stato psichico dei pazienti.
- 1952 Una ragazza colpita da poliomielite di nome Liz Hartel si classifica al secondo posto nella gara di dressage alle Olimpiadi di Helsinki diffondendo l’interesse per l’ippoterapia in tutto il mondo.
- 1953 Boris Levinson, psicoterapeuta infantile, scopre l’azione positiva della compagnia di un animale su un bambino autistico.
- 1961 In seguito agli studi e ad alle ricerche svolte da Levinson nasce la “terapia con gli animali” da lui battezzata con il nome di “Pet Therapy”.
- 1970 Un ospedale psichiatrico infantile del Michigan (Usa) adotta un cane come aiuto mentale per i bambini ricoverati nell’istituto.
- 1973 Ange Condoret, un veterinario francese, applica con successo la pet therapy su bambini con gravi difficoltà di linguaggio e comunicazione.
- 1975 Samuel ed Elizabeth Corson, due psichiatri americani, che utilizzano le teorie di Levinson per curare adulti con disturbi mentali ed elaborano la “Pet Facilitaded Therapy”(terapia facilitata dall’uso di animali da compagnia).
- 1977 Erika Friedman compie uno studio su persone che hanno superato un infarto cardiaco e trova una correlazione positiva tra la sopravvivenza ed il possesso di animali da compagnia.
- 1981 Nasce a Washington (USA) la Delta Society, un’associazione che studia l’interazione uomo-animale e gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali.
- 1987 La Pet Therapy arriva in Italia.
- 1992 Ricerche australiane dimostrano che i proprietari degli animali da compagnia hanno livelli di colesterolo e trigliceridi più bassi rispetto a coloro che non li possiedono.
Meccanismi alla base del funzionamento della Pet Therapy
I meccanismi alla base del funzionamento della Pet Therapy sono:
- La comunicazione verbale e non verbale
- Il tatto
- Il gioco
- La facilitazione sociale
- La responsabilità
- L’attaccamento
- L’antropomorfismo
La comunicazione verbale. Secondo la sociobiologia la comunicazione è un’azione che altera la distribuzione di probabilità del comportamento si un altro organismo in modo adattivo per l’uno o l’altro o entrambi i partecipanti (Wilson, 1987). La comunicazione non è un messaggio o la risposta, ma è la relazione esistente tra due esseri viventi (Bateson, 1976). Il tipo di comunicazione che si instaura determina la qualità della relazione. Essa potrà essere di dipendenza, di sottomissione, di amicizia, di amore o altro. Dire che esiste una comunicazione è come dire che esiste una relazione, cioè la base primaria dell’affettività. La comunicazione, ovvero la relazione, è altamente complessa tra le persone, ma dagli studi etologici sappiamo che anche quella tra animali e quella tra animali ed uomo, non hanno nulla da invidiare alla prima. La comunicazione è il fondamentale canale di interazione attraverso cui si struttura il legame tra esseri viventi. Avviene non solo tra individui della stessa specie ma anche tra individui di specie diverse. L’osservazione di esseri umani nelle relazioni con i loro animali da compagnia ha evidenziato che i primi parlano ai secondi quotidianamente. Il 97% dei soggetti parla spesso a cani e gatti e il 98% di questi è convinto che i propri animali li capiscano e siano sensibili ai sentimenti imani (Voith, 1985). Con gli animali si utilizza una forma di linguaggio molto semplice, cadenzata, con tonalità delicate e con molte parole ripetute frequentemente che si concludono in tono crescente ed interrogatorio. Ne risulta una specie di cantilena simile a quella usata dalle madri con i loro bambini. E’ stata fatta l’ipotesi che questo tipo di linguaggio, detto “motherese”, da mother, abbia un effetto rassicurante non solo su chi l’ascolta ma anche su chi parla. Una persona, che provando sentimenti di empatia per il proprio cane, desideri pensare che esso provi delle sensazioni reciproche, non potrà mai affermare con certezza che il cane ne sia cosciente e nemmeno che sia in grado di interpretare e dare giudizi sui comportamenti umani. L’uomo tende a giustificare e ad accettare il comportamento animale non potendolo considerare responsabile mentre, sottopone a valutazioni e a giudizi il comportamento dei suoi simili, con il risultato di un rapporto meno stressante con gli animali piuttosto che con le persone. Lo stress dell’uomo moderno è dato, in gran parte, dalla consapevolezza di essere, nei rapporti con i suoi simili, continuamente valutato, corretto e punito o contraddetto, cosa che non avviene nella interazione con il suo cane o gatto.
La comunicazione non verbale. La maggioranza delle interazioni tra uomo ed animale avviene attraverso la comunicazione non verbale cioè dal comportamento cinetico, dalle espressioni del viso, dagli atteggiamenti, dal paralinguaggio, dal rapporto vicinanza/lontananza, dall’olfatto e dal tatto. Il padrone del cane, per farsi capire ed impartirgli ordini usa il tono di voce, gesti, posizioni, piccoli toccamenti. Per entrare in contatto con il suo animale, il padrone, dovrà imparare ad emettere segnali non ambigui e sicuramente significativi, a prescindere dal contenuto verbale. Anche i segnali dell’animale rivolti all’uomo non saranno ambigui, il padrone impara ben presto che l’unico modo per mantenere una buona relazione con il proprio animale è concedergli la stessa schiettezza. Allenandosi a questa modalità comunicativa, il padrone, proverà ad estenderla ai propri simili con il risultato di un certo miglioramento nei rapporti sociali.
Il Tatto. Bowlby (1976) ha provato che uno dei fattori determinanti il ritardo fisico e mentale di bambini istituzionalizzati è la deprivazione di stimoli sensoriali nella prima infanzia. Harlow notò nelle scimmie gli effetti della mancanza di contatto fisico: queste rinunciavano all’alimentazione per la ricerca di un corpo caldo. Asley Montague (1975), nel suo libro “Touching”, nota che la pelle, con i suoi 640.000 recettori è un organo di importanza essenziale per l’esistenza. Si può sopravvivere con handicap alla vista, all’udito ma non alla privazione dal tatto. Per esistere ogni individuo ha bisogno di avere degli stimoli esterni, dei confini al suo corpo. Il confine fisico della pelle rende possibile il formarsi di un confine psicologico, cioè di un’identità, di un Sé. La sensazione dell’identità, dell’esistere, nasce dalla sensazione di questo contatto corporeo (Lowen, 1969). A causa di una mentalità distorta secondo cui indugiare nei piaceri tattili è considerato peccaminoso e sconveniente, l’uomo moderno corre il rischio di vivere come se fosse perennemente affamato di quel contatto fisico, che Harlow chiama “amore”. Applichiamo regole e convenzioni ai rapporti corporei al fine di ridurre le nostre ansie ed i nostri timori riguardo al sesso, privandoci di una modalità di comunicazione altamente significativa per la nostra crescita e ben più valorizzata nelle società primitive. All’uomo moderno non resta che il suo animale domestico, cane o gatto, che non pone domande, non ci giudica, ci accetta per quello che siamo. L’animale potrà allora servire o come sostituto di intimità già carente oppure come fonte addizionale di contatto fisico nei bambini, nei ragazzi e negli adulti che per qualche ragione ne sono deprivati (handicap, carceri, comunità ecc.).
Il gioco, un importante canale di interazione tra uomo e animale, agisce rinforzando il legame, stimolando il contatto fisico, aumentando il tempo passato insieme, sollecitando le risate. Attraverso il gioco con gli animali, i ragazzi hanno modo di sfogare la loro vivacità, ricavandone delle sensazioni benefiche e calmanti. L’animale con le sue manifestazioni corporee, autorizza o rifiuta il contatto. Si stabilisce un vero e proprio dialogo senza parole tra persona ed animale. L’elemento più importante che possiamo associare al comportamento di gioco è la grande capacità che hanno gli animali di farci ridere. Essi sembrano degli umoristi innati. Con le loro buffe capriole e con i loro atteggiamenti davvero curiosi facilmente possono alleviare le preoccupazioni dei proprietari, che li stanno osservando. Attraverso il gioco ed il divertimento che può provocare un animale, anche individui che da tempo hanno dimenticato di aver avuto un’infanzia, riescono a ristabilire il contatto con quel bambino che esiste pur sempre dentro di loro.
La facilitazione sociale. Un altro interessante fenomeno che riguarda la relazione tra uomo ed animale è l’effetto che la presenza di un animale ha sulla comunicazione tra due o più persone. Sembra che gli animali domestici agiscano come facilitatori sociali aumentando i contatti tra le persone. Ciò può essere dovuto al fatto che l’animale, con i suoi movimenti, attira l’attenzione della gente su di sé e può rappresentare un polo di comune interesse. Glia nimali domestici possono essere considerati come qualcosa di desiderabile e non minaccioso da parte di estranei. Questi, di conseguenza, si avvicineranno più facilmente al loro proprietario. Inoltre la presenza di un cane può indurre nei confronti del proprietario dei giudizi favorevoli, in base all’automatica associazione, culturalmente indotta, che chi possiede un animale è una persona con un buon carattere. L’animale diventa la punta incisiva che serve per scalfire la diffidenza tra le persone.
La responsabilità. L’animale domestico potrebbe anche essere un interessante elemento neutralizzatore di conflitti all’interno della famiglia, specialmente quando esistono problemi comportamentali da parte di bambini o adolescenti. Le interazioni con cani e gatti potenziano le abilità comunicative non verbali dei bambini, in un mondo dove il linguaggio verbale ha sempre la meglio. Il legame tra animale e bambino è una specie di zona affrancata dalla parola, in cui si concede spazio alle emozioni. La maggiore attenzione concessa alle emozioni facilita la crescita psicologica e la presa di coscienza delle proprie responsabilità. Il senso di responsabilità dei bambini è direttamente proporzionale a quello dei loro genitori. Più questi li aiutano e appoggiano, attraverso una organizzazione familiare per la suddivisione dei compiti, nella cura dell’animale, più facilmente il bambino sarà in grado di prendere coscienza dei propri doveri,estendendoli in seguito ad altri settori.
L’attaccamento. L’uomo è geneticamente predisposto ad attaccarsi ad altre persone ed in special modo ai bambini. L’animale domestico presenta alcune caratteristiche infantili umane: la rotondità del muso, l’espressione attonita, gli occhi sbarrati, i comportamenti giocosi, la costante dipendenza fanno si che cane e gatto siano, anche nell’età adulta , degli eterni bambini. Spesso i “pets” seguono il padrone da una stanza all’altra, mangiano con lui, dormono sul suo letto, protestano se sono lasciati soli troppo a lungo. E’ come se l’animale fosse un membro della famiglia di cui non ci si può disfare in alcun modo. I veterinari hanno esperienze quotidiane sul livello di attaccamento al quale può arrivare un proprietario. Il comportamento di attaccamento tra specie diverse si basa sulle stesse stimolazioni reciproche che si riscontrano tra individui della medesima specie (Timbergen, 1969).
L’antropomorfismo. Originariamente il termine antropomorfismo era utilizzato nell’attribuire una forma umana a Dio. Successivamente il significato si estese fino a comprendere l’attribuzione di caratteristiche e sentimenti umani agli animali. Nei nostri comportamenti verso gli animali necessariamente abbiamo atteggiamenti antropomorfici: pensiamo di essere capiti e che essi provino sentimenti di reciprocità. L’antropomorfismo può essere paragonato ad una forma di proiezione, uno dei meccanismi di difesa che l’uomo attua nelle sue relazioni con gli altri. Una moderata dose di antropomorfismo può essere necessaria per conoscere l’animale e stabilire con esso un legame. In biologia si sono fatte scoperte sulle analogie esistenti tra uomo ed animale e si visto che la distanza che li separa non è poi così netta; per esempio, i centri alla base delle emozioni sono meno diversi di quanto si pensasse un tempo. Un innocuo gioco di proiezione e di identificazione nei confronti di un animale può giovare alla persona per scoprire in se stessa caratteristiche animali spesso rifiutate, imparando ad accettarle come inevitabili.
Applicazioni della Pet Therapy
Le applicazioni delle attività e terapie assistite con gli animali (AAA/T) investono principalmente due settori: quello socio-educativo e quello medico-sanitario e possono essere dirette a gruppi di persone oppure mirate al singolo individuo.
- Scuole di ogni ordine e grado
- Comunità di recupero di vario indirizzo
- Carceri
- Residenze per anziani
- Ospedali
- Strutture riabilitative
- Settore handicap
- Famiglia
Le professionalità coinvolte
Le persone coinvolte nell’applicazione delle AAA/T sono numerose e diverse tra loro per formazione e cultura poiché l’applicazione delle AAA/T è per sua natura un’azione di gruppo tesa al raggiungimento di un obiettivo comune.
- Medici con specializzazioni varie
- Psichiatri
- Psicologi
- Pedagogisti
- Sociologi
- Fisioterapisti
- Educatori scolastici
- Veterinari
- Istruttori cinofili
- Rieducatori equestri
La Pet Therapy nelle scuole
Seguendo l’esempio degli USA e di alcuni paesi europei la Pet Therapy ha fatto il suo ingresso in alcune scuole italiane. In questo caso la sua applicazione tocca diversi campi: il settore didattico, l’educazione umanitaria e quella ambientale. Ad esempio, nelle scuole primarie e secondarie, la conoscenza delle razze canine prevede un percorso storico-geografico legato all’evoluzione di ogni razza. Gli studenti vengono addestrati alla gestione di un cane (educazione, cure sanitarie, allevamento, responsabilità civile, senso di compassione nei confronti degli animali). Si sono rilevati notevoli benefici su studenti affetti da deficit dell’attenzione ed iperattività: la presenza di un cane in classe ne ha attirato l’attenzione, li ha spinti ad interagire nelle discussioni e li ha motivati nella stesura di componimenti sugli “animali”. Nelle scuole materne invece, il percorso didattico viene sviluppato sulle immagini e sul disegno. In alcune scuole sono presenti animali residenti (piccoli roditori, uccellini, pesci, caprette) di cui gli studenti possono osservare il ciclo di vita, il comportamento ed imparare la gestione e le cure necessarie al loro mantenimento. Altre scuole invece beneficiano di animali visitatori che possono essere diversificati (cane, gatto, coniglietto). La presenza di un animaletto in classe responsabilizza gli scolari nell’osservanza di regole e compiti relativi al loro accadimento.
La Pet Therapy nelle comunità di recupero
In Italia alcune comunità di recupero hanno adottato la presenza di animali residenti come metodo d’approccio nei confronti di persone difficili, demotivate e poco collaborative. Una di queste è San Patrignano, dove hanno sede prestigiosi allevamenti di cani, cavalli e di gatti. Questi allevamenti hanno offerto ai vari ospiti la possibilità di avvicinarsi agli animali, di relazionarsi con loro e di apprendere una professione.
La Pet Therapy nelle carceri
Nelle carceri esiste la possibilità di introdurre animali in visita e di presentare progetti inerenti le Attività e le Terapie Assistite con Animali sia a scopo conoscitivo che a scopo didattico. Gli animali residenti sono ammessi solo se di piccole dimensioni (uccelli, pesci) e dietro approvazione del direttore dell’istituto di pena. Testimonianze recenti raccontano di quanto l’attaccamento di un detenuto nei confronti di un animale possa diventare significativo.
La Pet Therapy nelle residenze per anziani
Nelle residenze socio-assistenziali per anziani gli ospiti hanno, generalmente, difficoltà di vario tipo: di dialogo sia con gli altri ospiti che con il personale di servizio; risentono dell’abbandono dei propri cari e della loro casa; soffrono di varie forme di disabilità che condizionano pesantemente la loro vita quotidiana. Le animazioni tradizionali non riescono a colmare tutto il disagio mentre la Pet Therapy stimola il dialogo, suscita nuovi interessi e crea un’aspettativa crescente e motivante tra una seduta e l’altra. L’esperienza italiana ha dimostrato lo sviluppo di alcuni benefici tra cui la partecipazione collettiva, l’attivazione del dialogo, l’attivazione della memoria remota, una maggiore cordialità e disponibilità sia nei confronti del gruppo che del personale di servizio.
La Pet Therapy negli ospedali
Numerose esperienze straniere dimostrano che le possibilità di applicazione della Pet Therapy in ambito medico-ospedaliero sono veramente notevoli. In Italia la situazione è molto differente, perché la sensibilizzazione dei quadri dirigenti interessati è ancora molto lontana. Una preziosa realtà è costituita dall’ospedale Riguarda di Milano, all’interno del quale, tra un padiglione e l’altro, esiste un’oasi di verde popolata dagli animali. Si tratta del Centro di Riabilitazione Equestre, attivo dal 1981, all’interno del quale si trovano diverse strutture: un maneggio coperto; due all’aperto; sei box per sei cavalli. Si è creato un ambiente agreste che costituisce un settino terapeutico molto particolare. Esso offre ai pazienti in trattamento ed ai loro accompagnatori, nonché a tutti i degenti dell’ospedale, un momento di rilassamento e di partecipazione al mondo della natura. Dal 1990 ai cavalli si sono aggiunti altri animali: gatti, galline, oche, anatre e cani. L’ospedale Riguarda è un esempio funzionale di come si possa praticare la Pet Therapy anche in ambito ospedaliero. Naturalmente non tutte le strutture ospedaliere possono disporre di un parco verde nel quale poter insediare una piccola fattoria. L’alternativa in questo caso potrebbero essere gli “animali in visita” da presentare ai piccoli pazienti con cadenza settimanale o bisettimanale. Gli animali in visita sono generalmente cani di piccola taglia, gatti e piccoli roditori. La presenza di un animale è in grado di sollevare i pazienti dalle loro angosce distraendoli dall’ansia e motivandoli al dialogo. La consapevolezza di partecipare ad un progetto che dura nel tempo favorisce lo sviluppo dell’aspettativa: il desiderio che l’animale ritorni è di per sé un fattore benefico che crea l’attesa mantenendo vivo l’interesse, favorendo il dialogo ed accendendo la motivazione.
La Pet Therapy e l’handicap
Quello dell’handicap è uno dei settori in cui la Pet Therapy è stata maggiormente applicata. La vicinanza con gli animali si è rilevata molto producente e facilitante anche con soggetti gravemente inabili impossibilitati ad esercitare molte funzioni vitali privi di mezzi per comunicare con l’esterno. In casi del genere, gli animali aiutano il rilassamento dei muscoli, consentendo una maggiore possibilità d’interazione con l’operatore, offrono un conforto tattile a persone che non hanno altri sensi abili, sanno relazionarsi senza pregiudizio alcuno e sanno mettere in atto atteggiamenti adeguati a seconda del paziente con il quale si trovano ad interagire. Questi animali vengono definiti facilitatori sociali, poiché consentono a persone affette da gravi deficienze di poter comunicare con il mondo esterno.
La Pet Therapy a domicilio
La Pet Therapy a domicilio è largamente diffusa in alcuni Paesi esteri. Negli Stati Uniti molte associazioni di volontariato hanno a disposizione operatori che si recano a far visita, sia nelle comunità che nelle abitazioni private, ad adulti e bambini bisognosi di attenzioni, con il loro animale a seguito. Generalmente si tratta di un cane o di un gatto, ma può essere utilizzato anche un coniglio nano o un pappagallino. E’ una rete di solidarietà molto radicata sul territorio, in grado di soddisfare molte richieste poiché dispone di personale altamente qualificato.
La scelta degli animali da utilizzare in terapia
E’ molto importante che vengano selezionati con cura gli animali che sono utilizzati come co-terapeuti. I co-terapeuti appartengono esclusivamente a specie domestiche. Non vengono selezionate razze particolari ma esemplari con caratteristiche comportamentali di equilibrio ben definito. La scelta di un animale per compiti così delicati richiede la massima accuratezza. La riuscita dell’intervento dipende in massima parte dal carattere e dall’intelligenza del co-terapeuta.
Ad ogni animale il suo paziente, ad ogni paziente il suo animale
La Pet Therapy è improponibile a pazienti con evidenti segni di zoofobia o manifestazioni aggressive nei confronti degli animali. L’operatore deve conoscere molto bene il quattro zampe che lavora con lui in modo da prevederne gli atteggiamenti negativi, le eventuali paure ed i segni di stanchezza. Per gli animali il lavoro con gli esseri umani è molto stressante! Ci sono persone che a priori preferiscono una determinata specie quale il cane, il gatto o altro animale. Questa scelta dipende generalmente dal vissuto personale e dall’educazione ricevuta. Vi sono casi in cui ci si trova di fronte a incompatibilità di carattere: per esempio, un cane timido non è adatto ad una persona chiassosa ed esuberante. All’inizio del lavoro terapeutico, quando viene stilato il programma, bisogna tenere conto anche dei gusti del paziente. In questo modo è possibile lavorare in maniera più efficace favorendo la motivazione al rapporto e alla socializzazione. Se alla fine del trattamento si decidesse di voler dare in adozione un animale adeguatamente preparato ad un paziente bisognerebbe valutare attentamente la compatibilità di entrambi in modo da creare delle buone basi per un solido rapporto.
Il canarino La storia del canarino come animale da gabbia è nata nel XVI secolo, quando l’equipaggio di una nave spagnola diretta in Italia, prima del suo naufragio, liberò nei pressi dell’isola d’Elba dei piccoli uccellini provenienti dalle Canarie. Da qui i piccoli pennuti iniziarono a proliferare insediandosi poi in tutta Europa. Oggi ogni nazione europea ha una o più razze di canarini a volte incrociati con altri volatili di altre specie. Attualmente il canarino domestico è molto diffuso mentre quello selvatico continua a rimanere legato alle zone di origine. Se abituati fin da piccoli i canarini sono in grado di trascorrere parecchio tempo fuori dalla gabbia svolazzando e saltellando per casa, accorrendo ai richiami dei padroni e posandosi sulle loro spalle o sulle loro teste. Un ambiente poco stimolante ed una cattiva alimentazione possono influenzare l’umore dell’animale. Il canarino attraverso il suo canto ma anche con la sua semplice presenza può risultare di grande utilità in molti impieghi della terapia con gli animali.
I pappagallini ondulati Questo piccolo volatile venne introdotto in Europa dall’ornitologo Gould nel 1840. I pappagallini sono di natura socievole ed allegra che non scema in cattività se si ha cura di non farli vivere in solitudine. Solitamente è bene sistemare una coppia per gabbia. L’utilizzo terapeutico di questi piccoli compagni può trovare impiego anche in progetti in cui si prevedono forme di piccoli allevamenti a scopo terapeutico.
I criceti Le patrie di origine di questo piccolo roditore sono la Siria e la Palestina. Questo animale è tendenzialmente notturno e tende a svegliarsi sempre alla stessa ora a causa di un meccanismo biologico interno. Durante le prime ore di attività notturna questo piccolo animale provvede a rifornirsi di provviste che vengono disposte ordinatamente nella tana, per poi trascorrere il suo tempo muovendosi energicamente e velocemente, arrampicandosi e percorrendo chilometri nella ruota che di solito viene posta all’interno della gabbia per favorirne il moto. Alcuni esemplari hanno la tendenza a mordere e quindi è sconsigliabile manipolarli senza le dovute precauzioni. Altri soggetti più socievoli possono imparare a trascorrere alcune ore fuori dalla gabbia abituandosi anche a dividere con le persone alcuni spazi della vita quotidiana. La Pet Therapy può avvalersi dei criceti in alcuni contesti di applicazione riabilitativi e preventivi.
Le cavie La cavia è un piccolo animale da gabbia che può essere utilizzato come il criceto per alcuni momenti di applicazione della terapia con gli animali. Le cavie domestiche sono animaletti timidi, non particolarmente intelligenti e facili da addomesticare. E’ possibile insegnare loro a uscire dalla gabbia e trascorrere alcune ore con noi. Esse possono essere tenute in braccio ed accarezzate. La cavia ha un carattere molto timido, perciò è bene non fare movimenti bruschi in sua presenza né provocare rumori forti. Questo animale riesce a riconoscere il padrone e manifesta piacere quando le vengono regalati bocconcini di cibo prelibato o carezze.
I conigli nani In questi ultimi anni hanno fatto la loro comparsa nelle nostre case, riscuotendo un notevole successo soprattutto tra i bambini per i loro simpatici musetti che ispirano tenerezza. Questo animale è una razza del coniglio selvatico che comprende anche razze giganti. Questo simpatico roditore è comparso sulla terra nell’era del Pleistocene nel Nord Europa e successivamente si è spostato verso le regioni mediterranee quali Spagna, Italia e isole. Il coniglio viene allevato per la carne, per la lana (coniglio d’angora) e come animale da compagnia. Tenere un coniglio nano in casa non è assolutamente difficile, è possibile farlo girare libero per casa e fargli fare i suoi bisogni in una cassetta (come il gatto). E’ un animale molto timido che si spaventa facilmente e quindi è bene ricordare specie ai bambini di rispettarlo e non molestarlo se non si vuole danneggiare il suo benessere psico-fisico assai delicato.
I pesci rossi Dei pesci rossi si hanno notizie che risalgono al 400 a. C. nella Cina della dinastia Ming. Il loro allevamento a scopo ornamentale era diffuso in tutta la Cina. Questi pesci vennero importati in Giappone nel XV secolo e da lì introdotti in Portogallo ed Inghilterra. Attualmente questi animali sono diffusi in tutto il mondo come ornamento per acquari e vasche da giardino. In casa i pesci rossi devono essere sistemati in vasche di vetro o comunque trasparenti che sarebbe bene che contenessero anche piante acquatiche. Questi piccoli amici che possono colorare tantissimi ambienti hanno anche la capacità di imparare a prendere il cibo dalle mani dell’uomo, purchè si abbia molta pazienza nel somministrarglielo.
Le tartarughe e le testuggini Questi animali appartengono alla famiglia dei rettili. Solitamente per tartaruga si intende la tartaruga marina, mentre le testuggini sono animali terrestri. La presenza di questo animale risale all’era secondaria del periodo triassico e le differenze dagli antenati sono pochissime. Il loro carattere è generalmente tranquillo e bonario. Le tartarughe terrestri sono molto silenziose e chiedono solamente la possibilità di potersi difendere dal sole che non amano molto. Le tartarughe acquatiche vivono tranquillamente all’interno di vasche per pesci che contengano sassi e piante e non siano riempite completamente d’acqua. Non è assolutamente difficile allevare ed occuparsi di questi rettili, anche se è ovvio che da loro non sarà possibile aspettarsi particolari attenzioni o compagnia.
Il cane La presenza del cane sulla terra dai reperti paleontologici sembra risalire a 25/30 milioni di anni fa: all’epoca viveva un animale con caratteristiche canine che attraverso varie mutazioni diede origine a un soggetto simile al lupo chiamato Tamarctus dal quale sono discesi gli sciacalli, i lupi ed i coyote. Uno dei primi cani addomesticati deve essere stato un lupo. L’unione uomo-lupo potrebbe essere nata spontaneamente tenendo conto che la struttura sociale di entrambi è molto simile. L’animale potrebbe aver visto nell’uomo del passato un capo branco superiore e più evoluto. Come animale sociale il cane percepisce il padrone come capo branco. Il luogo dove vive (la casa) è il suo territorio. Un cane felice può giocare molto e non solo da cucciolo. Gli elementi che di solito vengono utilizzati per insegnare le regole di base di una buona educazione sono legati a premi e punizioni.
Il gatto L’ipotesi più attendibile è che il gatto domestico derivi da una specie africana (Felis Lybica) che aveva caratteristiche molto simili all’attuale. I primi gatti apparvero in Egitto dove erano tenuti in grandissima considerazione. Quasi nel medesimo periodo apparvero in Cina e in India dove ottennero lo stesso successo. I Greci ed i Romani non furono subito molto interessati a questo animale mentre nell’Europa settentrionale i gatti riscossero molti favori. Nel Medioevo poi i gatti trascorsero il periodo peggiore e vennero perseguitati ed associati alla figura del demonio, compagno delle streghe. Nonostante questo trascorso tragico oggi i gatti popolano tutto il mondo. Mentre è possibile affermare di possedere un cane o un cavallo, con i gatti questa espressione è meno adatta. Sembra infatti che siano loro a sceglierci come padroni o meglio come mamma, infatti nel rapporto con gli uomini restano sempre un po’ cuccioli. Questo splendido felino ha la capacità di modificare i propri atteggiamenti durante tutto l’arco della vita. I gatti apprendono molto attraverso il gioco con i propri simili, specie in età giovanile. Quando vive in casa con noi si comporta come un cucciolo mentre all’esterno si comporta come un adulto indipendente. I gatti sono particolarmente adatti alle persone anziane che hanno difficoltà motorie o per coloro che a causa di impegni lavorativi hanno poco tempo da dedicare alle cure di questo animale. La presenza di uno o più gatti in casa è molto rilassante e lo è ancora di più tenerli in braccio accarezzando il loro morbido pelo e ricevendo in cambio di queste coccole la massima manifestazione di benessere da parte del gatto: le fusa.
Il cavallo I primi tentativi di addomesticamento del cavallo risalgono alla preistoria, anche se allora l’animale doveva avere un aspetto assai diverso da quello attuale. Le razze domestiche di oggi sono state divise in 3 gruppi a seconda della loro struttura generale (dolicomorfi, mesomorfi e brachimorfi). A loro volta questi gruppi sono suddivisi in altri 3 sottogruppi in base al loro peso ed alla statura. Si hanno inoltre razze nane e pony. L’esperienza è il miglior maestro per imparare ad accudire questo animale. Da un accadimento corretto dipende un buon rendimento per qualsiasi attività. E’ importante conoscere ed adeguare il nostro comportamento al diverso carattere di ogni singolo soggetto. Il cavallo è un animale molto generoso ed il suo carattere e comportamento sono influenzati dalle esperienze vissute e dal trattamento che gli è stato riservato fin dai primi mesi di vita. Fondamentale per ottenere il massimo da lui è trattarlo con ferma gentilezza. Attualmente i cavalli impiegati per la Riabilitazione Equestre in Italia, provengono da donazioni e sono cavalli a fine carriera.
I delfini In Italia la delfinoterapia non è molto praticata, poiché le vasche disponibili sono pochissime per via degli enormi costi di gestione. Ed è un vero peccato perché questa terapia ha dato risultati eccezionali in campo psichiatrico. I delfini sono animali meravigliosi, sensibili, intelligenti, che amano interagire con l’uomo. Inoltre il contatto con l’acqua produce nei pazienti un benefico rilassamento che permette una maggiore interazione con l’animale. Lo staff prevede la presenza di molte figure professionali: psichiatra, psicologo, fisioterapista, fisiatra, oltre al personale specializzato che si occupa dei delfini.
Gli animali da cortile
Recentemente si ha notizia dell’utilizzo di caprette, galline ed altri animali da cortile, che attraverso una buona preparazione possono essere impiegati sia come animali da compagnia sia come animali residenti. Le caratteristiche principali consistono in una buona socializzazione e disponibilità al contatto con le persone.
Indirizzi utili
- Pet Therapy
- Delta Society
321, Burnett Avenue South
Third Floor
Renton, Washigton 98055 – 2569
- Riabilitazione Equestre
- Abruzzo: Chieti Scalo, Chieti Scalo, tel. 0871561466
- Basilicata: Venosa, Istituto M. P. P. Ada Ceschin Pilone, tel. 097231682
- Campania: Napoli, A. N. A. R. E., tel. 0815701757
- Emilia Romagna:
- Bologna, A. I. A. S., tel. 051454727
- Parma, A. I. A. S., tel. 0521591278
- Piacenza, C. S. R.. Sport Hand Piacenza, tel. 052340287
- Friuli VeneziaGiulia: Pordenone Porcia, Anche noi a cavallo, tel. 0424920867
- Lazio: Roma, Scuola Viva- Centro Pilota Regionale, tel. 065600915
- Liguria: Alberga (Sv), Futuro, tel. 01827990586
- Lombardia:
- Milano, A. N. I. R. E., Centro Pilota Nazionale, tel. 0289401362
- Brescia, La Samaritana, tel. 0303757521
- Marche: Ancona, Gruppo Ippico Anconetano, tel. 071202680
- Piemonte: Torino, Hansel e Gretel, tel. 0118125030
- Puglia: Bari, Tuchsa, 080420927
- Sardegna: Cagliari, Scuola Caprilli,070650992
- Sicilia: Palermo, CEFOP, 0916911167
- Toscana:
- Firenze, Associazione Firenze, tel. 055372621
- Grosseto, C. R. I. di Grosseto, tel. 056427227
- Trentino: Trento, A. N. F. F. A. S. di Trento, tel. 0161231274
- Umbria: Castel Rigone, A. U. R. E., tel. 075829076
- Veneto:
- Venezia, A. G. R. E., tel. 0415235418
- Padova: Il Sagittario,
- Animali d’assistenza
- A. I. U. C. A. Associazione Italiana Uso Cani d’Assistenza C/o Debbra Butta Via Grigna, 12 22040 Ballabio (Co) Tel. E Fax: 0341531048
- Servizio Cani Guida dei Lions Via Camposanto, 1 20051 Limbiate (Mi) Tel. 029964030
- Delfinoterapia
- ARION, Associazione Scientifica, Piazza Ippolito Nievo, 51/d 00153 Roma Tel. 065818243
- Dr. David Nathanson Dolphin Research Center Marathon Key Florida
Bibliografia
- Ballarini G., 1995, “Animali amici della salute”, Xenia Edizioni, Milano.
- Del Negro E., 1998, “Pet Therapy: un metodo naturale”, Franco Angeli, Milano.
- Fossati R., 2003, “ Guida alla Pet Therapy”, Editoriale Olimpia, Firenze.
- Giacon M., 1992, “Pet Therapy”, Edizioni Mediterranee, Roma.